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Rilancio Adozioni Sistema Italia Gli Enti Uniti Accesso diretto al Link VITA.IT

 

«La molla che ci ha portati tutti attorno allo stesso tavolo, sedendosi a parlare del futuro anziché del passato, è che il momento è maturo, tutti viviamo gli stessi problemi, tutti sentiamo il rischio che le adozioni internazionali non vengano valorizzate per quello che sono, un bene per la collettività», afferma Cinzia Bernicchi. «In passato ci siamo scontrati», ammette Maria Virgillito, «e il vissuto di questi vent’anni non si rinnega, ma le cose adesso sono molto cambiate, negli anni passati qualcuno poteva pensare che il voto di grandi e piccoli enti “pesasse” diversamente, oggi non è più così, siamo su un piano paritario. Ogni tanto è necessario ripartire da zero e tutti siamo disposti a farlo per migliorare il sistema delle adozioni, per tenere sempre alto il livello della qualità, per dare risposte sempre migliori ai bambini che nel mondo hanno bisogno di una famiglia. Qualcuno ha detto che siamo arrivati a questo incontro per “disperazione”, ma davvero il problema non è salvare gli enti quanto piuttosto salvare il sistema, perché in giro per il mondo tutti noi vediamo che le adozioni calano ma i bambini che aspettano una famiglia aumentano». Per Anna Torre, di questa notizia «occorre sottolineare che gli enti hanno avvertito che finalmente è il momento per essere coesi, per salvaguardare il diritto del minore ma nel contempo per dare un maggiore supporto alle famiglie, perché i bambini nei Paesi sono sempre più grandi e "speciali". Le famiglie vanno adeguatamente sostenute anche sviluppando una rete tra gli enti. Inoltre serve sostegno da parte delle istituzioni, ognuno deve fare la sua parte, soprattutto il sostegno economico».

Gli enti autorizzati, alla vigilia dell’ingresso nel terzo decennio delle adozioni – da qui il nome “Adozioni 3.0” - hanno messo sul tavolo proposte concrete per salvare un sistema che è ancora secondo nel mondo, che è ancora guardato come modello, ma che ha bisogno di non essere trascurato, per non correre il rischio che lentamente si paralizzi e si spenga. «Quello attuale è un momento da cogliere: dopo due anni la CAI ha finalmente una nuova presidente con cui chiederemo subito di interloquire, con la volontà di collaborazione e con proposte per il rilancio sia operativo che culturale delle adozioni internazionali, che sono un bene per la collettività», afferma Ardizzi. Nella consapevolezza che il 2019 scenderà verosimilmente per la prima volta sotto le mille adozioni, al contrario di quanto si sperava. «Chiederemo attenzione verso i Paesi di origine e per la cooperazione internazionale, sistematizzazione dei rapporti fra i quattro attori del sistema adozione (CAI, tribunali per i minorenni, servizi, enti autorizzati, ndr), ad esempio rispetto al tema dei decreti vincolati, trasparenza nella comunicazione», dice Bernicchi. Ovviamente c’è anche un aspetto economico: «un impegno costante e preciso sulle adozioni internazionali si deve tradurre in risorse economiche adeguate per la CAI in tutte le sue funzioni, ordinarie e straordinarie e in un sostegno economico alle coppie, perché l’adozione non sia di pochi e per pochi», afferma Ardizzi. È la richiesta, già in passato avanzata, di un contributo di 10mila euro a conclusione dell’adozione, per tutte le famiglie: «è un segnale che ridarebbe speranza alle famiglie e rilancerebbe il percorso».

 

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